Infortuni in itinere e malattie professionali: cosa sta cambiando davvero
Pubblicato da La Redazione in Sicurezza sul lavoro · Sabato 28 Mar 2026 · 4:45
Tags: sicurezza, sul, lavoro, infortuni, itinere, malattie, professionali, INAIL, gestione, sicurezza
Tags: sicurezza, sul, lavoro, infortuni, itinere, malattie, professionali, INAIL, gestione, sicurezza
Negli ultimi anni si è parlato molto di sicurezza sul lavoro, spesso con un focus sugli obblighi e sui sistemi di gestione.
Ma se si guardano i dati più recenti, emerge un aspetto meno evidente:
non tutti i rischi stanno evolvendo allo stesso modo.
Alcuni fenomeni, in particolare, stanno crescendo in modo significativo:
gli infortuni in itinere e le malattie professionali.
I dati più recenti: un cambiamento da leggere bene
Secondo i dati INAIL aggiornati al 2025, il numero complessivo degli infortuni sul lavoro è sostanzialmente stabile, con circa 597.000 denunce (+1,4% rispetto al 2024).
Ma il dato più interessante è nella composizione.
Gli infortuni in itinere (nel tragitto casa-lavoro-casa) sono aumentati in modo più marcato:
- +3,2% rispetto al 2024
- quasi 100.000 casi annui
- incidenza salita al 19,3% del totale
Parallelamente, crescono in modo ancora più evidente le malattie professionali:
- 98.463 denunce nel 2025
- +11,3% rispetto all’anno precedente
Non si tratta quindi di un peggioramento generalizzato, ma di un cambiamento nella natura dei rischi.
Infortuni in itinere: il rischio “fuori dall’azienda”
Gli infortuni in itinere rappresentano un caso particolare.
Avvengono fuori dall’azienda, ma rientrano comunque nella responsabilità complessiva del sistema sicurezza.
La loro crescita è legata a diversi fattori:
- maggiore mobilità e tempi di spostamento
- traffico e rischio stradale
- organizzazione del lavoro (turni, orari, stress)
Il punto critico è questo:
- il rischio si sposta fuori dal perimetro aziendale, ma resta dentro il sistema di gestione.
E qui molte aziende sono scoperte, perché:
- non lo monitorano
- non lo analizzano
- non lo considerano nei propri KPI
Malattie professionali: il rischio lento (ma in crescita)
Ancora più significativo è il dato sulle malattie professionali.
Un aumento a doppia cifra (+11,3%) non è casuale.
Le principali patologie restano sempre le stesse:
- disturbi muscolo-scheletrici
- patologie del sistema nervoso
- problemi legati all’udito e all’esposizione prolungata
👉 Questo significa una cosa molto precisa:
- non stiamo parlando di rischi nuovi, ma di rischi noti e poco gestiti nel tempo
E questo è un segnale importante.
Cosa ci dicono davvero questi dati
Se si osservano questi dati in modo superficiale, si potrebbe concludere che la situazione sia sostanzialmente stabile, con qualche variazione marginale.
In realtà, la lettura più corretta è un’altra.
Non siamo di fronte a una semplice oscillazione numerica, ma a un cambio strutturale nella natura del rischio.
Storicamente, la sicurezza sul lavoro si è concentrata su rischi diretti, immediati e visibili: macchine, ambienti, interferenze operative.
Ed è proprio su questi ambiti che, negli anni, si sono ottenuti i risultati più significativi.
I dati più recenti mostrano però uno spostamento progressivo verso rischi:
- meno controllabili direttamente dall’azienda
- meno immediatamente osservabili
- più legati a fattori organizzativi, comportamentali e temporali
Gli infortuni in itinere, ad esempio, non sono aumentati perché è peggiorata la sicurezza “in azienda”, ma perché cresce il peso di variabili esterne: mobilità, tempi, organizzazione del lavoro, stress.
Le malattie professionali, allo stesso modo, non rappresentano un rischio nuovo, ma l’emersione di fenomeni cumulativi e sottovalutati nel tempo.
Questo porta a una conclusione precisa:
i sistemi di prevenzione hanno funzionato sui rischi tradizionali,
ma faticano ad adattarsi ai rischi emergenti.
In altre parole, la sicurezza non sta peggiorando.
Sta diventando più complessa da governare.
Dove le aziende sono ancora indietro
Nella pratica operativa, questi dati evidenziano alcune criticità tipiche:
- gli infortuni in itinere non vengono analizzati
- le malattie professionali sono viste come eventi inevitabili
- manca integrazione tra organizzazione del lavoro e sicurezza
- i sistemi si concentrano troppo sul rischio immediato
il risultato:
un sistema che controlla bene il “qui e ora”,
ma fatica a gestire il “nel tempo” e il “fuori perimetro”.
Cosa cambia davvero per le aziende
Questo cambiamento non è teorico.
Ha implicazioni molto concrete per le aziende e per i sistemi di gestione.
Il primo punto riguarda il perimetro della sicurezza.
Fino a pochi anni fa, il sistema si concentrava quasi esclusivamente su ciò che accadeva all’interno dell’organizzazione.
Oggi, invece, una quota crescente di rischio si sviluppa fuori dal perimetro fisico aziendale, ma resta pienamente rilevante dal punto di vista prevenzionistico e, in molti casi, anche giuridico.
Questo impone un cambio di approccio:
non è più sufficiente controllare l’ambiente di lavorodiventa necessario comprendere e gestire le dinamiche organizzative che generano rischio
Il secondo punto riguarda il fattore tempo.
Gli infortuni tradizionali sono eventi immediati.
Le malattie professionali, invece, sono il risultato di esposizioni prolungate, spesso distribuite su anni.
Questo significa che:
- la prevenzione non può più essere solo reattiva
- i sistemi devono essere in grado di intercettare segnali deboli
- la gestione dei dati diventa centrale
Il terzo elemento riguarda l’efficacia reale dei sistemi di gestione.
Molte organizzazioni sono strutturate per garantire conformità:
documenti aggiornati, formazione erogata, registrazioni presenti.
Ma questi dati indicano che la conformità, da sola, non è sufficiente.
Serve un salto di qualità verso sistemi che siano in grado di:
- analizzare i dati, non solo registrarli
- integrare sicurezza e organizzazione del lavoro
- coinvolgere attivamente le persone
- adattarsi a rischi meno standardizzati
In sintesi:
il tema non è più “fare sicurezza”,
ma governare sistemi complessi in cui il rischio si distribuisce nel tempo e nello spazio.
Ed è su questo piano che, oggi, si gioca la reale efficacia della prevenzione.
Conclusione
I numeri non stanno dicendo che la sicurezza sta peggiorando.
Stanno dicendo qualcosa di più interessante:
- sta cambiando il tipo di rischio
E i sistemi di gestione, oggi, devono evolvere di conseguenza.
Perché il problema non è più solo prevenire l’infortunio diretto,
ma intercettare quei segnali che, nel tempo o fuori dal contesto aziendale,
possono trasformarsi in eventi reali.