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Approfondimenti > Lettura e interpretazione delle norme

ESRS – come interpretare gli standard europei di rendicontazione

Perché gli ESRS non sono una “checklist di indicatori”

Gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards) vengono spesso letti come un elenco di indicatori da compilare per essere conformi alla CSRD.
Questa interpretazione è superficiale e porta a costruire sistemi di reporting formalmente corretti ma poveri di significato gestionale.

Gli ESRS non sono un catalogo neutro di dati:
sono un linguaggio strutturato con cui l’Unione Europea chiede alle imprese di rendere leggibile e confrontabile il proprio modello di creazione di valore nel tempo, lungo le dimensioni ambientali, sociali e di governance.

Leggerli come una checklist produce tre effetti tipici:

  • frammentazione del reporting in micro-adempimenti;
  • perdita di coerenza tra i diversi temi ESG;
  • difficoltà nel restituire una visione d’insieme comprensibile a chi legge il report.

👉 La chiave interpretativa corretta è: gli ESRS non servono a “riempire campi”, ma a costruire un racconto strutturato e verificabile del modo in cui l’organizzazione impatta ed è impattata dal contesto.

La struttura degli ESRS come modello di lettura della sostenibilità

Gli ESRS sono organizzati in standard tematici (E, S, G) e standard trasversali.
Questa struttura non è casuale: riflette una visione sistemica della sostenibilità.

  • Gli standard ambientali non sono isolati dalla strategia economica.
  • Gli standard sociali non sono accessori reputazionali.
  • Gli standard di governance non sono una cornice formale, ma il perno che tiene insieme le scelte.

Questa architettura invita a leggere la sostenibilità come:

  • un sistema di relazioni tra impatti, rischi, opportunità e scelte di governo.

Quando gli ESRS vengono applicati in modo “a silos” (un team per l’ambiente, uno per il sociale, uno per la governance), si perde la loro funzione integrativa.
Il reporting diventa una somma di pezzi, non una rappresentazione del modello di governo.

ESRS e doppia materialità: il linguaggio operativo della CSRD

Gli ESRS traducono la doppia materialità in struttura informativa.
Non si limitano a chiedere “quali temi sono rilevanti”, ma impongono di rendere:

  • esplicito il perché un tema è materiale;
  • leggibile il legame tra impatti, rischi e opportunità;
  • coerente la narrazione tra strategia, obiettivi e indicatori.

Qui emerge una distinzione interpretativa importante:

  • la CSRD introduce il principio (perché la sostenibilità conta);
  • gli ESRS forniscono la grammatica (come rendere leggibile quel principio).

Confondere i due livelli porta a trattare gli ESRS come un adempimento tecnico, perdendo il senso politico-regolatorio della CSRD.

Il rischio della “compliance narrativa”

Un rischio tipico nell’applicazione degli ESRS è la costruzione di una compliance narrativa:
report formalmente corretti, ben strutturati, ma che non riflettono reali processi di governo.

Questo accade quando:

  • gli ESRS vengono compilati “a posteriori” rispetto alle decisioni;
  • il reporting è delegato a funzioni specialistiche senza connessione con la governance;
  • i dati ESG non entrano nei processi decisionali.

In questo scenario, il report diventa un esercizio di comunicazione, non di accountability.

Dal punto di vista interpretativo, questo è un tradimento della funzione degli ESRS:
rendere visibile il legame tra scelte, impatti e valore nel tempo.

ESRS come dispositivo di integrazione tra informazione e governo

Se letti in profondità, gli ESRS introducono una pressione verso:

  • maggiore coerenza interna (tra politiche, obiettivi, indicatori);
  • maggiore tracciabilità delle scelte (perché si interviene su certi temi e non su altri);
  • maggiore responsabilità della governance nel rendere pubbliche le proprie priorità.

Questo sposta il reporting ESG da:

“documento di rendicontazione”
a
strumento di esposizione del modello di governo dell’organizzazione.

È questa la chiave interpretativa che rende gli ESRS interessanti anche per chi governa sistemi complessi:
non come standard da “applicare”, ma come lente critica sul proprio modo di decidere.

Errori interpretativi ricorrenti sugli ESRS

1️⃣ Trattarli come questionario

Porta a risposte frammentate e prive di coerenza narrativa.

2️⃣ Separarli dalla strategia

Produce report ESG scollegati dalle scelte reali.

3️⃣ Ridurli a un esercizio di comunicazione

Svuota il reporting della sua funzione di accountability.

4️⃣ Applicarli in modo identico per tutte le organizzazioni

Ignora la logica di materialità e di contesto che è alla base degli ESRS.

Collegamenti pertinenti ad altri approfondimenti

👉 Per completare il quadro interpretativo sugli standard e sulle norme tecniche, puoi proseguire con:


👉 Oppure torna alla panoramica del mini-cluster: Lettura e interpretazione delle norme tecniche
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