Vai ai contenuti
Salta menù
Salta menù
Guide Pratiche > Guida al miglioramento continuo

Identificazione dei punti critici

L’identificazione dei punti critici è il vero punto di partenza del miglioramento continuo.
Senza una corretta individuazione di dove intervenire, qualsiasi azione successiva rischia di essere inefficace o addirittura controproducente.

In questa guida vediamo come riconoscere i punti critici reali, distinguendo problemi concreti da percezioni, e come evitare gli errori più comuni in questa fase.

Cosa si intende per “punto critico”

Un punto critico è una situazione in cui:

  • un processo non produce i risultati attesi;
  • si verificano errori ricorrenti;
  • aumentano tempi, costi o inefficienze;
  • emergono segnali di instabilità o variabilità.

Non è necessariamente un problema evidente o grave: spesso i punti critici sono fenomeni ripetitivi, piccoli ma persistenti, che indicano un funzionamento non ottimale.

👉 Errore tipico: considerare critici solo i problemi “clamorosi” e ignorare quelli cronici.

Dove cercare i punti critici

I punti critici non si individuano per intuizione, ma osservando fonti specifiche.

In genere emergono da:

  • risultati che peggiorano nel tempo;
  • segnalazioni ricorrenti;
  • rilavorazioni o correzioni frequenti;
  • deviazioni rispetto agli standard operativi;
  • scostamenti tra previsto e reale.

👉 Suggerimento pratico: se un problema si ripresenta, non è un caso isolato ma un segnale.

Distinguere problemi reali da percezioni

Non tutto ciò che “sembra un problema” lo è davvero.
L’identificazione corretta richiede di separare:

  • fatti osservabili;
  • opinioni personali;
  • episodi occasionali.

Un punto critico deve essere:

  • verificabile;
  • ripetibile;
  • collegabile a un processo o attività specifica.

👉 Errore comune: intervenire su problemi percepiti, trascurando quelli supportati da dati.

Segnali deboli da non sottovalutare

Molti punti critici si manifestano inizialmente come segnali deboli, ad esempio:

  • piccoli ritardi sistematici;
  • controlli sempre più frequenti;
  • richieste di chiarimenti ricorrenti;
  • aumento delle eccezioni gestite “a mano”.

👉 Trappola frequente: normalizzare i segnali deboli perché “si è sempre fatto così”.

Coinvolgere le persone giuste

Chi svolge le attività quotidiane è spesso la fonte più affidabile per individuare i punti critici.

Buone pratiche:

  • ascoltare chi opera sul campo;
  • fare domande aperte;
  • osservare direttamente le attività.

👉 Suggerimento pratico: chi lavora ogni giorno su un processo vede problemi che non emergono dai report.

Evitare elenchi generici di criticità

Una lista generica di problemi non è utile per il miglioramento continuo.
Ogni punto critico deve essere:

  • circoscritto;
  • collegato a un’attività o processo;
  • formulato in modo chiaro.

👉 Errore tipico: definire criticità vaghe (“mancanza di comunicazione”, “scarso controllo”) senza ancorarle a fatti concreti.

Quando un punto critico è prioritario

Non tutti i punti critici richiedono un intervento immediato.
La priorità dipende da:

  • impatto sui risultati;
  • frequenza del problema;
  • rischio associato.

👉 Suggerimento pratico: intervenire prima sui punti critici che generano effetti a catena.

Dall’identificazione all’azione (senza saltare passaggi)

Individuare un punto critico non significa intervenire subito.
È necessario prima:

  • comprenderne le cause;
  • definire obiettivi di miglioramento;
  • stabilire come misurare il cambiamento.

👉 Trappola comune: passare direttamente all’azione senza aver chiarito il problema.

Collegamento con il resto della guida

Questa pagina chiarisce come individuare correttamente i punti critici.
Per comprendere come trasformarli in obiettivi concreti e misurabili, il riferimento resta la pagina principale della guida:

Torna ai contenuti